Atawalpa, aiutami tu!!!!!
Attendo la luna buona per vestirmi di bosco e addentrarmi tra le foglie, amandole. E con la prima pioggia ascoltare il canto degl'aghi di pino adagiati sul loro promufo intenso. Sentirmi un'elfo, parlare coi piccoli insetti che custodiscono una saggezza talmente grande da suscitare l'invidia dell'uomo che li calpesta.
Attendo la luna buona per andare a funghi con cupidigia, e sogno una montagna di pappardelle bisunte d'olio e odorose di prezzemolo che onorino il mio raccolto.
Attenderei anche con ansia l'arrivo dello stipendio arretrato di tre mesi, così faccio benza e me ne vò a porcini, chè al supermecato costano una cifra e sicuramente vengono pure dalla Cina!
C’è qualcosa oggi, che dalla finestra sghemba della mia mansarda mi fa considerare la differenza tra il mio padrone di casa, (costruttore di palazzi) e i muratori che in questo momento stanno lavorando per lui. No, non è l’ombrello che usa per ripararsi da questa prima pioggerellina autunnale, e che loro per ovvi motivi di manovalanza non possiedono! E’ il pantalone color cachi. Per la precisione è il pantalone color cachi abbinato allo scarpino da passeggio tra l’elegante e lo sportivo, la camicia azzurra e il maglioncino adagiato sulle spalle. E’ il simbolo di una casta, un segnale di riconoscimento. Chi costruisce appartamenti DEVE avere un pantalone color cachi!
I muratori accostano con lentezza e cura certosina i mattoni del marciapiede sotto la pioggia. Lui osserva. Il pantalone color cachi osserva attento che tutto fili liscio, che gli spazi tra un mattone e l’altro siano debitamente riempiti di cemento. Che siano equidistanti, armonici, placidi.
La strada quando piove diventa come un rigagnolo gigante che scorre veloce, e le automobili hanno fretta di tornare a casa per pranzo. L’acqua sull’asfalto schiuma di bianco, di detersivi, di sporco, e si aprono onde parallele al contatto con i pneumatici. Dall’altro lato della strada c’è un asilo, esce una mammina in tuta bianca, molto aderente sul culo.
Il pantalone color cachi si gira a guardare. Il muratore si gira a guardare. Bel culo, evidentemente. E pensare che c’è gente che si scervella affinche le differenze tra ceti sociali, (estrazioni sociali, terziario e imprenditoria, signori e terzo stato, valvassori, valvassini e schiavi…insomma fate un po’ come cazzo volete!) siano sempre più livellate (o no?). Basta un culo! Ragazzi, basta un semplice culo!

Si sono riaperti i meravigliosi palinsesti del nuovo anno televisivo. Cominciavo ad essere preoccupata, non vedevo Mara Venier da troppo tempo...chissà cosa poteva esserle successo...una ruga in più da riempire di botulino...smagliature...o peggio ancora mezzo etto di grasso superfluo sulle sopracoscie. Bhè, oggi l'ho finalmente vista e mi sono tranquillizzata! E domenica prossima mi sa che andrò a farmi un giro su Buona Domenica...chissà come sta il buon Maurizio Costanzo...poverino, si stanca così tanto durante tutto l'anno, e lo fa solo per noi...speriamo che stavolta si riposi un pò...abbiamo bisogno di lui e della sua sagacia da lucido uomo del nostro tempo...devo dire alla De Filippi di non trascurarlo troppo, in fondo ha la sua bella età. Bhè in fin dei conti sono felice, grazie Mara e grazie Maurizio, ci riempirete le domeniche anche quest'anno...speriamo!


Elucubrazioni che illustrano l'andamento a precipizio del grafico che dovrebbe illustrare come clinicamente si evolve o involve il mio stato mentale.
IoMe: Salve! (insieme)
Officiante dell'Officio dellavòro: Bbongiòrno!
IoMe: Volevo sapere come vanno le cose quest'anno...dico...nel senso, che lavoro avete per me. (un pò alla Margherita Buy) No perchè quest'anno mi sento veramente pronta, decisa a cambiare, appropriarmi del mio tempo prezioso, elevare il livello dei miei lavori, finalmente. Sa, si figuri che mi voleva nella sua scuola Cesare Ronconi...sono un'attrice bravina...presento giusto per arrotondare...ah...e dipingo pure...ho appena finito una serie di quadri...se si potesse pensare ad una mostra evento, magari collettiva, performativa...un happening...non so...
(L'Officiante dell'Officio dellavòro aveva fatto calare tra le due orecchie, e tra la fronte e il mento, con totale menefreghismo, una faccia da rospo sazio molto indisponente e respirava come una locomotiva parcheggiata)
IoMe: (per facilitarmi il compito avevo prontamente fatto calare tra le mie orecchie,e tra la fronte e il mento, la faccia di Margherita Buy) ...bhè?!?
Officiante dell'Officio dellavòro: C'è Mmiss Sottttoscala da presendàre!
IoMe: Mi...miss...SOTTOSCALA?!?
Officiante dell'Officio dellavòro: Cinguanda Euro!
IoMe: (pensando al mio portafogli come ad una stupenda e veridìca istantanea del Deserto del Gobi) Accetto!
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Mi presento in loco con 5 ore di anticipo. Praticamente un atteggiamento da allieva russa di Mejercol'd. E con biomeccanico à plombe saluto l'orda di scimmie affabili che mi accoglie nel Sottoscala B di un lercio palazzone cadente in periferia. Il pavimento è ricoperto di bucce di banana marcie o calpestate. Aleggia uno strano odore di deodorante stick per ascella che ha totalmente fallito la sua missione. Mi obbligano ad indossare un abito che mi tramuta in un lampadario, mentre ormai l'attesa si fa spasmodica. Lo spettacolo-contenitore è ricco. Abbiamo un pubblico straordinario di Scimmie Urlatrici. Un corpo di ballo di Macache in fiore. E Miss Sottoscala che si cela tra 4 seducenti Oranghe e 8 Scimpanzè. Il pubblico mostra senza scrupolo alcuno le sue preferenze, ma non c'è storia...una piccola scimmietta scura e senza calli sul culo colorato viene incoronata reginetta del Sottoscala. C'è rissa. Volano banane. Le mamme in carogna chiedono a gran voce giustizia. La giuria dei Gorilla è comprata!!!!!! Riesco a fuggire, imbocco le scale, in un vicolo buio mi aspettano per riportarmi a casa....nooooooooo....le Cinquanta Eurooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!

...e un pensiero va a te, piccolo grande musicante!
Tornare. Tornare vagamente abbronzati. Tornare con la faccia da spiaggia e gl'abiti mica tanto da lavoro. Tornare la mattina presto che ancora hai il mare negl'occhi e rifugiarsi nel baretto che non gli daresti due centesimi, però fanno il caffè buono. Con la tazzina che brucia come a Napule. Tornare e sedersi al tavolino ordinando cornetto e cappuccino che non lo fai mai se ti svegli giusto in tempo per vestirti, lavarti come un gatto e andare a lavoro con lo sguardo ancora appannato dal cuscino. Tornare e trovarsi dei granelli di sabbia tra le dita dei piedi, guardare, ascoltare la gente che entra e va, chiede cose, dice che è andato tutto bene e ha respirato un sacco di iodio. Tornare e la signora al bancone chiede quanto diavolo costerà il biglietto per il concerto di Vasco. Troppo. E il tipo che somiglia a Shel Shapiro coi jeans vuoti sul culo storce il naso. Meglio Pippo Franco. Meglio sì. Tornare e sentirsi un pò come Suzanne Vega in Tom's Diner. E il secondo giorno già piove!
