Quando le boiate del lavoro prendono il sopravvento sulla tua giornata e da tempo non hai tempo per te. Fermati. Possibilmente non al centro della carreggiata come me stamane.
Vecchio. Vecchiaccio decrepito dalle membra stanche e olezzanti di stantìo. Vecchio con un piede nella fossa, perchè hai deciso di portare anche me nella fredda luce del tuo ossario fatuo? Vecchio. Che avevi fermato il tuo bolide per farmi attraversare la strada, per quale cazzo di motivo hai accellerato per centrarmi in pieno costringendomi a cimentarmi in un moonwalker su asfalto per non rendere prematuramente l'anima al Signore??? Vecchio. MA VAFFANCULO! Muori! Decedi! Cos'è, alla tua vita mancava un bell'assassinio per completare l'opera?
Ed io sarei morta così,di fronte all'entrata del mio posto di lavoro, una mattina di fine gennaio che sembra quasi primavera, con due procioni attaccati all'inguine, le ascelle pelose e un unico sopracciglio. Meno male che ho avuto il tempo di cambiarmi le mutande.
Datemi retta donne. Trovate tempo per voi stesse...nun se sa mai!!!

Sono tornata a lavoro dalla mia influenzona mocciosa e già mi puzza lo strapotere di chi è mio superiore.
Non sopporto le regole.
Purtroppo.

Adoro lamentarmi quando sono ammalata! Quando dalle mie narici sgorgano copiose tutte le preziosità che ho dentro! Colpi di tosse a mitraglia che suonano come una gara di velocità fra trattori...che bello poterlo dire traendone ogni sorta di risposta coccolante.
"OOOhhhh poverina!!"
"Dai, su, adesso mettiti a letto e prendi qualcosa di caldo!"
"Eh si, poverina, ma è un virus che sta girando e sta prendendo a tutti, sai!?"
"Uh...si vede che hai gli occhi lucidi, devi stare al caldo e coprirti bene!"
Si! SI! SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!! FATELO ANCORA, MI PIACE, MI PIACEEEEEEEEEE!!! (coff coff coff coff coff coff coff coff coff, sputacch, coff coff coff coff).
E adoro anche i vostri stupendi rimedi della nonna!
TRADIZIONALISTA: "Allora...devi prendere qualcosa di caldo,che ti fa bene alla gola e scioglie il catarro! Latte caldo, latte caldo col miele, brodino vegetale, brodo di pollo, pastina in brodo col prezzemolino e la carotina, resta coperta bene durante la notte e durante il giono, e così conciata come un omino della Michelin non uscire (perchè sarai certamente sudata persino sulle gengive) e resta immobile finchè tutto non sarà passato!"
FIGLIO DEI FIORI DI BACH: "Devi certamente prendere della propoli, sotto forma di spruzzino o sublinguale, è un pò amara, ma è un toccasana. E corroborerei (corroboreresti'?) con delle pasticche di echinacea, è tutto assolutamente naturale eh? Oh...ma che brutta tosse! Sicuramente ti farebbe bene uno sciroppo al mango e radice di Petus Fetusus, che cresce nella steppa Colombiana (famosissima!) e che la tribù degli Swatui del Nord Burundi (altrettanto famosi!) usavano per curare ogni tipo di male, dall'ascesso alla possessione demoniaca!
ALCOLISTI ANONIMI NOSTALGICI: "Fin da quando ero piccolo il mio trisnonno mi somministrava quando ero ammalato un siero miracoloso! Faceva bollire per tre ore due litri di grappa finchè non ne traeva un bicchierino ristretto e potentissimo in grado di liquefare qualsiasi metallo in trenta secondi e me lo faceva tracannare tutto d'un fiato mentre ancora bolliva, e TI GIURO; DOPO CINQUE MINUTI ERA SPARITO TUTTO! (si...proprio tutto!)
Adoro la vostra premura, ma come al solito mi rifugerò in un pastiglione di antibiotico grande più o meno come una Fiesta, che mi tenta pure tre volte tanto!

Agua de Marco
É pau, é pedra, é o fim do caminho
é um resto de toco, é um pouco sozinho
é um caco de vidro, é a vida, é o sol
é a noite, é a morte, é um laco, é o anzol
é peroba do campo, é o nó da madeira
cainga, candeia, é o Matita Pereira
É madeira de vento, tombo da ribanceira
é o mistério profundo
é o queira ou nao queira
é o vento ventando, é o fim da ladeira
é a viga, é o vao, festa da cumeeira
é a chuva chovendo, é conversa ribeira
das aguas de marco, é o fim da canseira
é o pé, é o chao, é a marcha estradeira
passarinho na mao, pedra de atiradeira
Uma ave no céu, uma ave no chao
é um regato, é uma fonte
é um pedaco de pao
é o fundo do poco, é o fim do caminho
no rosto o desgosto, é um pouco sozinho
É um estrepe, é um prego
é uma ponta, é um ponto
é um pingo pingando
é uma conta, é um conto
é um peixe, é um gesto
é uma prata brilhando
é a luz da manha, é o tijolo chegando
é a lenha, é o dia, é o fim da picada
é a garrafa de cana, o estilhaco na estrada
é o projeto da casa, é o corpo na cama
é o carro enguicado, é a lama, é a lama
é um passo, é uma ponte
é um sapo, é uma ra
é um resto de mato, na luz da manha
sao as aguas de marco fechando o verao
é a promessa de vida no teu coracao
É pau, é pedra, é o fim do caminho
é um resto de toco, é um pouco sozinho
é uma cobra, é um pau, é Joao, é José
é um espinho na mao, é um corte no pé
sao as aguas de marco fechando o verao
é a promessa de vida no teu coracao
É pau, é pedra, é o fim do caminho
é um resto de toco, é um pouco sozinho
é um passo, é uma ponte
é um sapo, é uma ra
é um belo horizonte, é uma febre terca
sao as aguas de marco fechando o verao
é a promessa de vida no teu coracao
É pau, é pedra, é o fim do caminho
é um resto de toco, é um pouco sozinho
É pau, é pedra, é o fim do caminho
é um resto de toco, é um pouco sozinho
Pau, pedra, fim do caminho
resto de toco, pouco sozinho
Pau, pedra, fim do caminho,
resto de toco, pouco sozinho.
Questo post è dedicato alla piccola Elis. Voce della bossa nova per eccellenza. Un leone in sala d'incisione, ma molto fragile in pubblico. Ha cercato continuamente l'amore e una vita privata stabile, senza però mai riuscirci, finchè nell'82 alcool e cocaina ce l'hanno portata via a soli 36 anni.
Credo la parte finale di questo video sia la sintesi di ciò che dovrebbe essere il rapporto tra un uomo e una donna...immagino l'amore così...come questo scambio di parole cantate e danzate giocosamente.
Privilegiata da un Capodanno intimo, rilassante, lisergico, non so perchè, ma mi sono interrogata sulla nascita della Matrioska...e quello che ho scoperto è un interessante origine...dalla Russia verso il Giappone per ritornare in Russia...
Anatoliy Mamontov (1839-1905), imprenditore, editore e collezionista della pittura russa aveva un laboratorio-negozio "L'educazione infantile" dove venivano creati diversi tipi dei giocattoli per bambini. Tanta attenzione si prestava nel creare le bambole etnografiche, bambole vestiti nei costumi tradizionali regionali e dei vari vilagi della immensa Russia. Per stimolare la fantasia ed allargare le visioni artistiche degli artigiani e maestri del laboratorio, Mamontov comprava i gioccattoli etnici da tutto il mondo. Cosi, comprò un gioccattolo giapponese di legno dall'isola Honsu- una figura del vecchio saggio buddico Fukurumu, quale conteneva al suo interno altre quattro figurine. I giapponesi dicevano che la prima figurina simile fù fatta da un monaco russo. Prendendo spunto da questo Fukuruma nel laboratorio fù prodotta la prima matrioska. La bambola di legno da 8 posti fu fatta dal mastro Vasiliy Zvezdochkin e colorata dal illustratore dei libri per bambini S. Maliutin. Maliutin era un conoscitore dell'arte popolare dei vilaggi russi, dei costumi, dei ricami, e la prima bambola l'ha rappresentata come una donna col vestito tradizionale, chiamandola Matrena dal latino "mater". Cosi, Matrioska è un dolce diminuitivo di Matrena fu simbolo della madre, della generosità materna e fertilità della terra.
Trovo che sia un modo molto poetico di rappresentare la fertilità.
